I bassifondi del Barocco

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exibart a Villa Medici

La grande bruttezza. Miserie e splendori di Roma. A Villa Medici è di scena il 600, con i suoi vizi, le perversioni e i ragazzi di vita. L’altro volto del Barocco.

Si è inaugurata il 7 ottobre, all’Accademia di Francia una mostra che vede la luce dopo lunghe dibattute ricerche. A seguito della mostra a Palazzo Venezia che ha svelato i contorni della vita e dell’arte di Caravaggio e ‘seguaci’, la Francia svaligia il cassetto del Barocco nascondendo trionfi e ricchezze e tirando fuori il brutto e il deforme, gli angoli più fatiscenti della città  dove vivevano artisti maledetti tra vino, orge, bari e mezzane.

Le due curatrici, Annick Lemoine e Francesca Cappelletti, sostenute dal direttore Eric de Chassey, scalzano Bernini e Pietro da Cortona, “Niente più Bello ideale o decoro”, dicono, Poussin sparisce,e  ritrovano invece con buona pace di Caravaggio, le smorfie, le taverne sozze, i buveurs. Risse per le strade o furti a mano lesta, giochi di carte e truffaldini a giro.

La Lemoine (responsabile del dipartimento di storia dell’arte di Villa Medici) e la Cappelletti (professore di storia dell’arte all’Università di Ferrara) hanno pensato il percorso espositivo in 9 sezioni. Al piano terra: Il soffio di Bacco, Bacco tabacco e Venere, La taverna truculenta e Divertimenti dove un pittore anonimo ( forse Vouet) dipinge uno che fa il gesto della fica.  Salendo la gradinata: Ritratti( in prestito dalla Galleria Borghese il Mendicante di Ribera) Roma, Disordini e violenze, Sortilegi e per finire la sezione della Taverna malinconica.

È l’arte del 600, quella di una Roma cosmopolita e cauda mundi che vede intrecciarsi accanto ai Carracci e al classicismo, la scuola dei Bent e dei “bamboccianti”. Oltre a Caravaggio e Bartolomeo Manfredi esisteva dunque, (è  l’obiettivo della retrospettiva) tutta una comunità di artisti stranieri, anzitutto fiamminghi, tedeschi, spagnoli e francesi, che abitava le vie più degradate della città e che al fasto preferiva l’osteria, al papa il dio Bacco.

L’esposizione, che conta più di 50 opere realizzate a Roma nella prima metà del XVII secolo, inizia sotto i  migliori auspici, si brinda con il dio dell’ebbrezza.

L’opera di Bartolomeo Manfredi, intrisa di una forte  sensualità, è del 1621-22. Bacco e un bevitore, ci inizia attraverso un rito dionisiaco ai piaceri del bicchiere e invita con un gioco di sguardi e ammiccamenti a godere del momento.

Segue uno dei più bei tableaux vivants (è anonimo) in mostra, Cerimonia di ammissione, viene dal Rijiksmuseum di Amsterdam e celebra l’ammissione di un nuovo membro tra i Bent(i Bentveughels o uccelli della banda). Dal battesimo del vino all’orgia, al pellegrinaggio finale a Santa Costanza, che ai tempi, si credeva fosse luogo pagano, i pittori della Bent, giovani e senza mogli, rovesciavano i riti delle accademie artistiche, deridendo e insultando le istituzioni anche attraverso la scelta dei soggetti: gesti volgari e grasse risate.2_Anonyme-Homme faisant le geste de la fica

Persino Lanfranco, il poeta della Galleria dei Farnese, si trasforma in vecchio sporcaccione e mette i baffi a Venere. L’olio, in collezione privata, rappresenta un  Giovane nudo sul letto con un gatto, la tenda nera nello sfondo è semichiusa(indice che si metteva per tenerla nascosta), l’uomo sorride. Tutto è sorprendente, soprattutto se come vedremo più avanti, non sono solo un popolo sconosciuto e volgare a fare da sfondo ma piuttosto artisti colti,  personaggi di una Roma papalina che stentiamo a riconoscere.

9_Giovanni Lanfranco-Jeune homme au chat

 

Artemisia Gentileschi, per esempio, si traveste da uomo, per irriverenza o chissà forse torna da una festa? Leonaert Bramer pittore di Delft che visse a Roma fino al 18 ottobre 1627 (torna in Olanda a seguito di una rissa all’Osteria della Rosa, in piazza Sant’Adriano) la immortala con l’ inchiostro dentro a una galleria di 6 ritratti, tutti o quasi di ambito caravaggesco.  Tra i 20 e i 30 anni, Régnier, van Baburen, Lorrain, sono tutti raffigurati chi con un bicchiere in mano, chi con un fiore come pittori bohemien che se la spassano a Roma.

Il secolo che si era aperto con il rogo ( il 17 febbraio del 1600) di Giordano Bruno a Campo dei Fiori e la tragedia dei Cenci a Castel Sant’Angelo; continua con un episodio  tragico e fondamentale per gli artisti stranieri: il 28 maggio del 1606  Merisi uccide Ranuccio Tomassoni.

La sua vicenda da quel momento prenderà una brusca accelerata. Le diverse fughe in Sicilia, a Napoli e a Malta sono accompagnate da quadri e commissioni che Caravaggio lascia un po’ ovunque agendo quindi da modello perché l’arte rivoluzionaria di Caravaggio, soprattutto i Bari o la Buona Ventura sarà presa come una eredità per i nuovi pittori, che tra Utrecht e Napoli imprimeranno al caravaggismo una cifra personale. Valentin de Boulogne ha una passione precisa per il tema della musica, in mostra c’è il quadro proveniente dal Louvre. Il Concerto con bassorilievo forse apparteneva a Cassiano del Pozzo con l’iscrizione originale “ad vivum”, a dimostrazione che si lavorava dal vero, e con al centro un sarcofago con il mito di Teti. Al contrario di ciò che si immagina la pittura dei bassifondi è spesso ricca di citazioni colte.

Tre sono le opere di Nicolas Régnier: Taverna con i giocatori di dadi e un’indovinaScherzo di carnevale e La Farsa. L’artista  francese di Maubeuge che fonda l’associazione dei Bent, arriva a Roma intorno al 1623. Qui  trova subito posto tra gli accademici di San Luca e i Virtuosi del Pantheon. Con l’olio, “La Farce”, considerato il suo capolavoro, dimostra  di avere del tutto assimilato gesti e colori picareschi tipici del tema del carnevale romano e dell’ inganno. Una donna  mette sotto il naso di un personaggio che si è addormentato sul tavolo (con la posa del Malinconico) uno stoppino acceso. Cosa fa? È uno scherzo? O gli fa respirare qualche strana droga o è un afrodisiaco? L’intrigo comunque è reso alla perfezione; la donna accenna un sorriso e ci chiede con il dito sulla bocca di star zitti e non svegliare la sua preda.

Quelli in mostra non sono che pochi dei gesti, scene distorte, invenzioni, fatti e misfatti di tutta una lunga serie di  opere che ritraggono risse, decapitazioni, peripezie e omicidi, di quel 600 barocco anche detto la peste del gusto.

La vita godereccia e un po’ burlesque, il carnevale e le feste in piazza di Spagna, raccontano un brulicare di strade e viuzze romane infestate da zingari e derelitti, “facchini e monelli e tagliaborse” una Roma costruita su case fatiscenti e taverne puzzolenti, abitata da “chi si cerca i pidocchi e chi si gratta” e da pittori la cui pittura “non è barona” perché dipinge non papi o imperatori ma straccioni e “mbriaconi”(Salvator Rosa).

La panoramica che si offre  oggi è quella di una città Eterna ribaltata, “alla rovescia”, non solare ma oscura ma non per questo ritratta da un’arte meno nobile o sublime. C’è sempre un immaginario intellettuale dietro che rappresenta un’importante presa di posizione nei confronti dell’arte ufficiale dei palazzi e delle accademie. Quel che è interessante è che questo paradossalmente succede qui all’Accademia di Francia, proprio dove è nato il Prix de Rome  e dove ancora borsisti stranieri vengono selezionati per studiare i modelli dell’antico.

La mostra ha anche il merito di aver accolto solo risposte entusiasmanti dai musei italiani e stranieri  più prestigiosi (Galleria Borghese, Galleria Nazionale di arte antica di Palazzo Barberini, Musée des Beaux- Arts di Rouen, Musée du Louvre, National Gallery di Londra) e da collezioni private o intoccabili (come la Pallavicini). Tutti in Italia come all’estero coinvolti da un tema quanto mai  affascinante: il lato oscuro e i bassifondi di Roma; la città nascosta dietro i bagliori di San Pietro attira ancora come allora non solo gli appetiti del popolo più verace e truculento ma anche i palati  più raffinati dei colti.

Anna de Fazio Siciliano

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