“SLOW ART DAY” e STORICI DELL’ARTE FOR A DAY

subleyras nudo.jpg2ESPERIMENTO A PALAZZO BARBERINI

Sabato 12 aprile, la Galleria Nazionale di arte antica di Palazzo Barberini, promuove un’arte buona e di qualità, sostenendo il diritto al piacere, al godimento lento dell’opera d’arte.

Come per la filosofia dello slow food, contraria alla consumazione veloce del cibo, l’obiettivo che si prefigge la Galleria Nazionale è quella di diffondere la vera cultura dell’arte, per andare oltre la solita ricetta della visita guidata, fatta in fretta e furia, tra la calca e l’assordante rumore degli allarmi.

Per la prima volta, si sperimenta, dopo New York e la lezione del Moma 2009, un modello alternativo di visita al museo che privilegia l’osservazione lenta delle opere d’arte.

Perché dietro un cibo o una tela, una tavola, un affresco ci sono  tutta una serie di elementi legati alle committenze, alla vita dell’artista, alla sua concezione del fare, all’ambiente in cui nasce e al territorio in cui l’opera era prevista nonché alla bellezza, le caratteristiche e alle vicende personali (trasporti, trafugamenti…)dell’opera.

Questa volta però eccezionalmente i visitatori saranno anche protagonisti dell’evento

Nel più sano rispetto delle emozioni che le opere scatenano in loro e le conoscenze acquisite dopo le spiegazioni delle guide cartacee saranno coinvolti fino in fondo, fornendo quesiti, dubbi, tentando attribuzioni, scoprendo le proprie capacità di guardare e raccontare l’arte

Non solo spettatori slow dunque ma pure storici dell’arte for a day!

Per le 5 opere selezionate, infatti, il visitatore è invitato a osservare ogni opera per circa 10 minuti. Le riflessioni maturate saranno poi condivise in gruppo e con l’aiuto di un mediatore culturale

Il principio che anima l’iniziativa è quello di osservare l’arte lentamente ma mettendo in gioco la propria immaginazione, instaurando un dialogo  tra le opere e se stessi , con la decisa intenzione di vivere l’esperienza del museo non più come contenitore asettico di opere mute ma luogo di comunicazione che stimola l’osservazione, la curiosità e l’immaginazione.

L’iniziativa prevede solo il pagamento del biglietto, è consigliabile effettuare la prenotazione cliccando sul link http://www.eventbrite.com/e/roma-slow-art-day-galleria-nazionale-darte-antica-palazzo-barberini-april-12-2014-tickets-11103014415, oppure inviando un messaggio privato alla pagina Facebook ufficiale del museo: https://www.facebook.com/GalleriaBarberini

L’evento si svolgerà nel corso della giornata di sabato 12 aprile, con due scelte orarie: tra le ore 10.30 – 13.30 e le ore 15.00 – 17.00

Chi partecipa sarà invitata/o a esprimere il proprio parere sull’evento anche sui social network ufficiali della galleria, ovvero Facebook e Twitter (@MuseoBarberini).

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El Greco sconvolge il borgo umbro di Bettona. Con l’attribuzione di un Tabernacolo nella piccola Pinacoteca: un mio breve articolo su EXIBART

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=42025&IDCategoria=204

Nella pinacoteca civica di Bettona, si nasconde un gioiello che impreziosisce la più piccola e più bella collezione d’arte umbra. Si tratta di un tabernacolo forse dipinto da El Greco, il pittore cretese che lavorò nella Spagna del  XVII secolo. È un’opera smembrata, su tavola e legno dorato, composta di 5 pezzi intitolata “Cristo e i quattro evangelisti”. Ma che ci fa El Greco in Umbria?  Un’indagine più approfondita è  ancora in corso. Secondo lo studioso veneziano Guerrino Lovato, autore dell’attribuzione, è soprattutto al livello delle ridipinture, cioè proprio nelle tracce del restauro e della pulitura che eliminando interventi pittorici successivi, si rivela meglio la mano del famoso pittore. Il tratto è nervoso, “tremolante”, tipico dello stile del periodo in cui El Greco si aggirava in Italia, tra Roma e Venezia. L’ipotesi sembra infatti confermare che il piccolo tabernacolo sia stato commissionato al Maestro dal Cavalier Vincenzo Anastagi, di Perugia. Ne è convinto Lionello Puppi, che nel 2015 in occasione della mostra parigina, vorrebbe inserirlo nei percorsi di eventi italiani previsti per il quarto centenario della morte.
Se avete un week end libero fate un salto in terra umbra, e non solo per  gli antichi sapori di una cucina ancora semplice, ma anche per le sale di questa piccola gemma di Bettona, dove riscoprirete piccoli e grandi capolavori di Perugino, Dono Doni, Tiberio D’Assisi e l’Alunno.
(Anna de Fazio Siciliano)
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Scuola Umbra

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didascalie:

Scuola di Foligno 1470, Santa Maria Maggiore, Spello(PG)

Perugino, Madonna della Misericordia, 1510-15

Seguace di Tiberio d’Assisi, Madonna

Particolare Perugino

 

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FRIDA: se equivocò la paloma se equivocaba

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CHI E’ FRIDA? AL DI LA’ di essere ICONA FEMMINISTA- SIMBOLO DEL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO MESSICANO?

 

Frida, in una lettera:

Da quando mi hai scritto, in un giorno così limpido e lontano, volevo spiegarti che non posso allontanarmi dai giorni né tornare indietro nel tempo fino a un’altra epoca. Non ti ho dimenticata – le notti sono lunghe e difficili. L’acqua. la nave, il molo e la partenza che ti rendeva così piccola ai miei occhi imprigionati in quella finestra rotonda che guardavi per conservarmi nel tuo cuore. Tutto ciò è intatto. Poi vennero i giorni, nuovi di te. Oggi vorrei che il mio sole ti toccasse. La tua bambina è la mia bambina, i burattini, sistemati con ordine nella grande stanza di vetro, appartengono ad entrambe. Lo huipil con i nastri violetti e rossicci è tuo. Mie le vecchie piazze della tua Parigi

http://malesoulmakeup.wordpress.com/2012/06/28/fridakahlo/

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PREVIEW FRIDA KHALO

IMG_6480“Dipingo per me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio”FRIDA CERBIATTORISA FRIDAFRIDA NEW YORKIMG_6474

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Passeggiando sotto gli obelischi

obelischituttiRacconti all’ombra dell’obelisco

Vi sveleremo…i misteri dell’obelisco Vaticano e la vicenda dell’architetto Domenico Fontana, la bellezza dei piccoli obelischi in piazza della Rotonda e della Minerva, la storia di quello Laterano, il più alto a Roma e fatti e antefatti di tutti gli altri obelischi egizi o romani, antichi o moderni…di Roma

PROSSIMAMENTE

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DON’T FORGET CAESAR!

CESAREAppuntamento all’Area Sacra di Largo Argentina dove, si dice, si aggiri il fantasma di Giulio Cesare

Domani si celebra una importante rievocazione storica dei fatti che si svolsero alle idi di marzo del 44 avanti Cristo

Il giallo del luogo in cui sarebbe morto Giulio Cesare è legato all’area adiacente al lato del Teatro Argentina. Si tratta di un muro di tamponatura sovrastato da un pino secolare che svetta alto. E’ ciò che resta del primo Senato romano, quello della Curia di Pompeo. E’ volto in direzione di Campo de’ Fiori dove all’altezza di piazza dei Satiri è stato rinvenuto il Teatro di Pompeo.

 Questo il luogo dove Cesare fu ucciso, sotto la statua di Pompeo!

15 MARZO 44 AVANTI CRISTO

Cosa succede in questa data? Dove ? Quale la causa ?

La congiura di Cesare è perpetrata qui nella curia di Pompeo, la sua brama di conquista  è la causa della congiura ai suoi danni

La data e luogo assassinio furono a lungo pensati Alla fine si decise per l’ultima seduta di Cesare al senato, prima che partisse

Il piano era ignobile ed efficace in quanto Cesare si sarebbe presentato disarmato senza guardia del corpo. Si disse che in quel giorno Cesare non avesse dato ascolto all’aruspice Spurinna che gli aveva anticipato gli eventi, neppure lesse il rotolo di pergamena dove erano descritti i particolari della congiura. Cesare si reca in senato…

Fu Cimbro il primo che appoggiò la mano sul mantello e con violenza glielo strappò

Quello era il segnale convenuto. Gli altri congiurati si affollano quindi intorno a Cesare accerchiandolo che rimase vestito della sola toga . Cesare vide tra la folla brandendo il pugnale anche Bruto al quale disse: “Quoque tu fili mihi”

Le 23 pugnalate che uccisero Cesare si sarebbero ripercosse e moltiplicate sul corpo di tutta l’ Italia, e quelle 23 pugnalate distrussero anche le speranze di una donna, Cleopatra VII…

 

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La chambre des idiomes Egyptiens

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Lunedì 3 marzo visita a porte chiuse della Sala Egizia con la direttrice dell’Accademia d’Egitto!

Magnifique…

La collection Borghèse est une antiquité imprégnée d’une beauté dionysiaque.
A ses racines dans les cultures éloignées, tout d’abord, l’Egyptienne.

Le programme de la salle est un hommage à toute la culture égyptienne à Rome.
Ici il y a une corrélation entre peinture décorative (thèmes de l’histoire égyptienne et de la géographie), objets égyptiens et marbres antiques (autrefois, il y avait marbres du 18e siècle, aujourd’hui au Louvre)

Le nom de «chambre des idiomes Egyptiens» trouve sa justification notamment par la présence dans les chapiteaux des pilastres de feuilles de papyrus et têtes de moutons (Cardelli), dans la gamme ornée des hiéroglyphes, pour certains hiéroglyphes incrustés dans les dalles de marbre, dans les peintures avec chasses d’ animaux nilotiques (crocodiles et des hippopotames) pour les histoires d’Antoine et de Cleopatre et en les kiosques d’architecture pour des paires de sphinx.

 

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Alma-Tadema e i pittori dell’800 inglese (Exibart)

©foto di Anna de Fazio

50 opere della collezione Pérez Simòn

Curatrice: Véronique Gerard-Powell

Luogo: Chiostro del Bramante

Date: dal 16 febbraio al 5 giugno 2014

Prossima destinazione: Thyssen-Bornemisza di Madrid.

ofelia

C’è un’altra “Ofelia” tra i pittori inglesi dell’800 ma non è la tela dipinta da Millais e neppure si tratta di Lizzie Siddal,  la moglie di D.G.Rossetti.

È una anonima figura che emerge dal fondo acqueo de “Il mare incantato” di Henry Payne, 1899. IMG_6183

Al secondo piano del percorso espositivo della ammiratissima mostra al Chiostro del Bramante, tra i dettagli di un olio su tela, alcune figure di belle donne appaiono distese nella corrente e sollevano la testa trascinate via dalle acque (G. Meredith, Rosatura di Shagpat).

Sono le donne  protagoniste. Angelicate o femmes fatales, presenze antiche come Antigone o Agrippina, donne come fiori, donne nella loro pura nudità o riccamente abbigliate, figure femminili che arrivano dall’Oriente o più vicine, avvolte nei pepli dell’antica Grecia.

Il più delle volte, centrali nell’opera, altre volte, restano nello spazio en abîme  come in questa opera di Payne, realizzata quasi alla maniera veneta: le cromie, i tessuti damascati le piccole presenze di arie di teste, ricordano i tratti peculiari del secondo Cinquecento di area veneta, o addirittura certe immagini ardite di Tintoretto.

E non è l’unica opera che rievochi la pittura e la scultura italiana. IMG_6098

Guardiamo “Antigone“di Lord Leighton. Non ricorda, in qualche modo,  la sibilla libica michelangiolesca o il tondo Doni nella torsione appena accennata?sibilla libica michelangelo

E ancora: per Leighton, Atalanta e Ippomene di Guido Reni sono la fonte IMG_6122ispirativa di “Fanciulle greche raccolgono ciottoli sulla spiaggia

atalante a ippomene

Nel 1904, E. B. Jones scrive:“Se mai un giorno dovessero guardare a me come io ho guardato a Mantegna, per la mia anima sarebbe una ricompensa davvero inestimabile”

50 anni prima, ne1855, aveva avuto la fortuna di vedere la Vittoria di Mantegna al Louvre, ed è nello stesso anno che decide diventare pittore!

Tutte prove indiscutibili del fascino che la nostra terra esercitava sugli inglesi, in realtà già dalla fine del ‘700.

Tuttavia, oltre la fascinazione, come è possibile che il belga Alma Tadema e la scuola inglese,  rivalutata solo da qualche tempo (Webber , Perez Simon) abbiano a che fare con l’Italia? Come si spiega questo legame?

I pittori dell’800 inglese hanno desunto idee forme e colori dai maestri italiani del 3-400 (Giotto, Botticelli) dal Rinascimento (Raffaello, Luini, Tiziano, Veronese, Tintoretto) e ancora dal 600.

Questa attenzione si fonda sull’eredità del Gran Tour ma soprattutto per l’apertura, nel 1824, della pinacoteca pubblica nel cuore di Londra: la National Gallery, dove appunto si potevano ammirare le collezioni di arte italiana già da allora.

Poco oltre, nel 1848 Rossetti, Hunt e Millais fondano la PRB, Pre Raphaelites Brotherhood, una confraternita ispirata alla poesia e arte italiana.

Pensiamo, inoltre che lo studioso e traduttore dell’Alighieri, D.G. Rossetti (che in Italia, però, non c’è mai stato) era così invaghito del  padre della lingua italiana, da assumerne il  nome, tutto il resto non ci sorprenderà, perché esiste un lungo e acclarato legame tra la patria di Shakespeare e quella di Dante.

È attraverso Rossetti, ammiratore degli scritti di W. Blake ( le cui citazioni sono presenti in mostra ad arricchire di testi poetici le splendide tele ) che avviene il passaggio al Movimento Estetico: la donna angelicata cede il passo all’eterno femminino.

Esattamente nell’epoca della regina Vittoria (1837 – 1901),  l’arte dell’Inghilterra è completamente risucchiata dal vortice di quella italiana, conquistata dal mito dell’Italia.

A quella stessa altezza cronologica, l’Inghilterra, in fuga dal perbenismo vittoriano, ritrova nel gusto dell’ estetismo classico greco-romano, oltre che dalle leggende celtiche e dal gothic, istanze artistiche in grado di destabilizzare,  attraverso il culto della bellezza e della donna, un’epoca complessa fatta di sconvolgimenti profondi in seno alla società.

Così, accanto a figure femminili sognanti e delicate, appaiono persino donne  ammaliatrici quasi streghe, maghe che con la voluttuosità del proprio corpo esercitano un potere che si trasforma in passione e desiderio.

La donna angelo di Leighton: Crenaia, la ninfa, sta accanto alla possanza michelangiolesca di Antigone, o alle spigolosità, quasi germaniche, della donna protagonista di Filtro d’amore di Waterhouse. crenaia Leighton

Tuttavia non c’è solo il mito italiano, esiste anche la Grecia classica per Tadema e gli inglesi, e l’Oriente fascinoso oltre che la Roma antica.

Al Chiostro del Bramante vedrete anche una meravigliosa Bellezza classica  di Godward . Molte le tele di Tadema che risvegliano in noi quelle forme di archetipo basate su modelli greci ben radicati.Godward Bellezza Classica

È negli anni 60-70 dell’800 che il classicismo romano si fonde con il modello greco, molto forte in Inghilterra per via della presenza dei marmi del Partenone al British Museum, visibili dal 1816.

Lo spostamento d’interesse verso il Classicismo rappresenta la cifra stilistica più nota di questi artisti che inizia adesso a farsi più deciso.

E’ uno slittamento verso l’antico, che  rientra in un clima culturale in cui gli studi sulla Grecia arcaica e le scoperte archeologiche sono in piena espansione così come gli studi omerici.

Sorprendente della mostra è  anche l’allestimento a cura dell’architetto Roberto Bua.

Il percorso espositivo segue un andamento coloristico e floreale (bello l’intervento pittorico di Elvis Spadoni): i fiori dialogano con i poeti e gli scrittori, in un rimando tutto basato sul fil rouge della mostra; ancora le donne.

Nella sala del caprifoglio le si richiamano in atmosfere gotiche, l’elleboro gioca con il tema della follia, il giglio con il Cantico dei Cantici, il fiore del lutto è l’asfodelo e vi troviamo pure la dubbiosa digitale purpurea accompagnata da note poetiche pascoliane.

Qua e là  pensieri di Nietzsche e Montale impreziosiscono le sale.

Per finire, la rosa e il suo profumo.IMG_6227

Nell’ultima sala dove si ha il privilegio di godere dal vivo il grande dipinto Le rose di Eliogabalo di Alma Tadema conclude l’itinerario.IMG_6230

Il pittore nel 1863 è per la prima volta in Italia. Firenze, Napoli, Roma, Pompei: le tappe del suo viaggio. Attratto da principio dai resti paleocristiani, riscopre solo in un secondo momento l’antichità. La scopre per ultimo, dopo Napoli, dopo Roma. Ne resta incantato.  È a Pompei che accade la magia che gli cambierà la visione, e la conseguenza di questa scoperta porterà l’artista a virare verso il genere Neopompeiano.IMG_6130

Ripercorrendo in un colpo d’occhio, à rebours, tutte le sale ci si accorge di essere circondate da donne, occhi, cromie intense, luce sfolgorante e fiori, paesaggi ameni e aromi intensi, in una parola, da tutto ciò che rappresenta il Bello.Alma Tadema Confidenze sgradite

“È difficile restare arrabbiati quando c’è tanta bellezza nel mondo”.

 

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“Io mentre mi affretto x una via sotto la pioggia”

 

giacometti uomo sotto la pioggiaArtista della solitudine e della distanza, Giacometti non è  misantropo ma” è l’uomo che ha creato la distanza; questa non ha senso se non in uno spazio umano” (J.P.Sartre)

“Ogni scultura, dipinto o disegno è legato a un momento, una data particolare della mia vita”. “Io nella mia visione, nella mia concezione in ogni momento della mia vita”.

LINK

http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/giacometti-il-fasciano-egitto.aspx

 

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