INTERVISTA A IOLE SIENA, 30 maggio

iole siena
Appena rientrata da Madrid, Iole Siena, è l’instancabile guida di Arthemisia Group, società leader nella produzione di mostre in Italia;  un team di professioniste, tutto al femminile, o quasi, che sta al momento chiudendo con la preparazione delle mostre autunnali: Escher, Memling, Klimt.

Nel suo fugace passaggio a Roma le strappiamo una breve intervista.

Per iniziare, qualche curiosità: “Come si è avvicinata al mondo dell’ arte?

Il mio percorso è iniziato studiando Lettere Classiche, volevo diventare archeologa! Poi per una serie di coincidenze mi sono trovata a collaborare con una piccola società marchigiana di organizzazione di mostre e col tempo il salto a Roma mi ha portato al timone di Arthemisia Group.

– Come si costruisce una mostra di successo come le vostre?

Con tanto, tantissimo lavoro! E con l’esperienza e la conoscenza del mestiere, non ci si improvvisa. Gli ingredienti per una mostra di successo sono: tanto tempo (una mostra importante può richiedere anche 4 anni di preparazione), un tema o un artista di vasto interesse (una mostra sublime ma di nicchia non si può definire un “successo”), un solido team scientifico, prestiti eccellenti, una sostanziosa campagna di comunicazione e un’attenzione materna per i visitatori ovvero i nostri clienti.

Che tipo di servizio si offre?

Arthemisia copre tutti i servizi necessari alla realizzazione di una mostra, accoglienza, ufficio stampa, cataloghi, attività, didattica, biglietteria perciò dall’idea allo stacco del biglietto.

Quali sono se ci sono attività extra al servizio mostre?

La consulenza: 15 anni di esperienza e la produzione di oltre 400 mostre ci consentono di poter affiancare chiunque voglia occuparsi con successo di arte, mostre e musei.

Cosa l’ha spinta a travalicare i confini dell’Arte dopo mostre formidabili come Munch, Hiroshige, Hopper o Cleopatra e a pensare a eventi come Harry Potter o Romatiamo?

Non è ancora diffuso qui in Italia, ma altrove, in America, per esempio, si seguono anche le nuove emergenze culturali in modo da rispettare le aspettative e i bisogni di ogni tipo di pubblico, perciò un evento come quello su Harry Potter poteva convogliare un pubblico molto giovane, o per Romatiamo, uno più attento al mondo dello sport. È il racconto che conta. La nostra politica culturale si fonda su un principio di “Edutement”: educazione all’arte e intrattenimento.

Partecipazioni a fiere?

No, gli addetti ai lavori ci conoscono, non ci serve pubblicità.

Si intrattengono rapporti con altre gallerie /istituzioni italiane e straniere?

Certo, il nostro lavoro è fatto in gran parte da relazioni con le altre istituzioni culturali. Quasi mai con le gallerie (non abbiamo nulla a che fare con il mercato dell’arte, non ci occupiamo di vendita di opere), tutti i giorni con i grandi musei di tutto il mondo.

Come si pone nei confronti di Vittorio Sgarbi e i suoi metodi, diciamo, poco ortodossi?

È uno dei più grandi critici d’arte, è questo l’aspetto che ci interessa.

Come nasce un progetto? Seguite delle precise linee espositive? Da chi nasce l’idea? Voi? Un curatore? Un museo?

Il più delle volte (l’80% dei casi) siamo noi a formulare un’idea. Il nostro desiderio di raccontare un artista, un personaggio, un movimento nasce qui a via Montoro. Poi capita anche che un curatore ci sottoponga una suggestione e allora costruiamo insieme un progetto espositivo.

Linee di ricerca/identità/ particolarità espositive

L’internazionalità: Arthemisia ha un carattere fortemente internazionale, non a caso il team è formato da professionisti di ogni nazionalità ed il lavoro si svolge in maniera equivalente tra il mercato italiano e quello estero.

La libertà: Arthemisia non appartiene a gruppi editoriali e non ha alcuna appartenenza politica. E’ un’azienda “libera”, cosa anomala nel settore, improntata sull’imprenditorialità e molto lontana dai localismi, e per questo capace di lavorare trasversalmente, dai piccoli centri alle grandi metropoli, da Roma a Singapore, dal pubblico al privato.

L’attenzione al visitatore: all’interno delle mostre, una mostra “Arthemisia” si distingue dalle altre e si riconosce per l’attenzione quasi maniacale per i nostri visitatori. Siamo stati i primi ad introdurre l’audio guida gratuita per tutti, consci di quanto sia importante capire a fondo ciò che si guarda, e facciamo un lavoro massacrante perché il pubblico abbia tutti gli strumenti per approfondire. Nelle nostre mostre mettiamo a disposizione una lettura per i bambini, una per il pubblico “curioso”, una per gli studiosi. Il pubblico delle nostre mostre sa di essere al centro del nostro lavoro.

Viviamo un forte momento di crisi. Quali sono le difficoltà oggettive per realizzare un evento? Come cercate di ovviare il problema?

Gli sponsor ormai sono quasi del tutto assenti, così ci siamo reinventati, mettendo a punto alcune accortezze che ci permettono comunque di portare avanti nel migliore dei modi il nostro appassionante lavoro. Siamo pionieri, forse, anche in questo!

È vero, ci sono state molteplici polemiche sull’allungamento del periodo di mostra, ma invece, sul nostro esempio, le altre società hanno adottato le stesse strategie.

Dove il riscontro della crisi è più marcato, è nella diminuzione dell’acquisto dei cataloghi. Per portare a casa un ricordo della visita della mostra adesso ci si limita all’acquisto di una cartolina o  di un piccolo souvenir. Dal canto nostro, poiché l’obiettivo principale della mostra è che il pubblico non solo conosca ma soprattutto comprenda l’artista, che ne parli, che sia presente nel suo mondo, allora abbiamo fatto in modo di garantire che l’audio guida fosse sempre inclusa nel biglietto, anche se necessariamente poco più alto rispetto a qualche tempo fa.

Iole, con quale mostra da voi curata, o artista si identifica di più? Ha un grande amore?

Si, la mostra appena conclusa “Modigliani e gli artisti maledetti”. Mi affascina la Parigi degli anni folli, l’atmosfera bohémienne del quartiere Montparnasse, che è stato crogiuolo di incontri irripetibili tra artisti, musicisti, pittori, scultori, intellettuali. Erano lì a Parigi dove ancora tutto poteva succedere!

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