Nerone cerca fondi!

Domus aurea. Restaurare la memoria.  Si, ma come? Privati, crowdfunding, colletta. Nerone cerca fondi!

Erigere una nuova Roma sulle macerie dell’antica città? Era il sogno di Nerone, e per realizzarlo, lui, non badò a spese.

Il progetto era “colossale”, l’area interessata occupava tutta la zona tra il Celio e il Palatino, boscaglie, giardini, spazi termali, laghi  e quant’altro pur di vivere in una residenza “degna di un uomo”.

Appassionato di edilizia, subito dopo l’incendio del 64, Nerone cominciò a pianificare una residenza secondo i più razionali criteri urbanistici. Volle anzitutto metterla in sicurezza con ampi porticati, usare mezzi appropriati per contrastare altri incendi e incentivò persino i lavori di costruzione stabilendo premi per chi consegnava subito, entro la scadenza.

Nulla di più lontano da quello che succede oggi a Roma. Si, perché se una mostra di qualche tempo fa ne ha riabilitato il ruolo e la vicenda storica, non ha però cambiato le sorti né le teste, perciò ci tocca sentire che la magnifica residenza di 300 stanze decorate a stucchi affreschi e con marmi pregiati, recintata con tre giri di colonne, abbellita persino da un enorme lago artificiale, rinfrescata da splendidi boschi e giardini immensi…insomma la domus aurea di Nerone oggi cerca fondi!

Fedora Filippi, M.Rosaria Bandera e uno staff di esperti ce l’hanno messa tutta e finora hanno portato a termine gran parte del consolidamento del padiglione del colle Oppio, dove campeggiano le più belle rovine della Domus Aurea.  Spesi già 18 milioni di euro. Ma non bastano. E per restaurare Nerone e le sue mirabilia, ce ne vorranno altri 31. E non è che l’inizio. Infatti il progetto Domus Aurea (il cui blog sul cantiere aperto ha vinto il premio come innovativo motore d’ingegneria progettuale) prevede per i primi 4 anni lo sbancamento dei giardini soprastanti  con il consolidamento delle murature dell’area ipogea e solo in seguito il restauro degli affreschi, e quindi la salvezza del monumento. Il percorso di restauro è lungo ma certo ne vale la pena e il portafoglio!

È vero in parte Nerone fu un despota, un omicida, espropriò terreni pubblici per farsi la villa che alla fine gli costò così cara da rimetterci la pelle.  Però è anche vero che una parte di questa immensa abitazione era pubblica.. e poi che direbbero oggi Celere e Severo se sapessero quale sia la sorte toccata alla loro migliore opera architettonica? Roma li condanna di nuovo alla damnatio memoriae?

Adesso, come nel 68 d.C. quando il Senato decretò la fine di Nerone e scagliò la cancellazione della sua memoria, ancora il suo nome, tanto vituperato, rimbomba tra le mura capitoline.

Però in più batte cassa. Non girano tanti sesterzi per rinsaldare bellezza e memoria.

Per fare ciò, il più maestoso edificio dell’antichità lancia un SOS: crowdfunding, art bonus, colletta o privati purché Roma si salvi da un alto devastante incendio. Che è quello che brucia la sua memoria storica.

Non per nulla ma la Domus aurea è stata una scoperta incredibile: non solo le sue decorazioni con conchiglie, soggetti ibridi e festoni floreali hanno ispirato lo stile delle grottesche a Roma da Pinturicchio a Raffaello, a partire dal 1480 ma invaderanno anche le pitture di spazi e palazzi di tutta Italia e oltre.

“La Domus è il passaggio dall’antico al Rinascimento” grottesca – afferma con forza la Filippi che prossima alla pensione non molla e in quanto a tenacia ne ha da vendere. Racconta “Per la Domus, ho fatto il  mio dovere da cittadina, anche oltre i limiti previsti”. Ora va in Germania ma ha ancora la Domus in testa soprattutto perché è ancora un cantiere aperto, e quindi ancora da tutelare, che adesso si può visitare (nel week end prenotandosi al numero 06.39967700) ma anzitutto perché con gli ultimi interventi sono saltate fuori nuove stanze.

Ricapitolando. Gli ambienti noti sono 153. Di questi l’ala occidentale non era mai stata aperta al pubblico. La volta affrescata della sala 23 è una scoperta dello scavo. Oltre all’autografo graffito di Pintoricchio nella sala 31 ci sono altri segni indelebili di artisti che nel Rinascimento restarono sbalorditi da tanta “audacia” oltre natura.  In breve, graffitari d’altri tempi che incidono il loro nome. Ma non basta. In alcuni ambienti le scoperte non finiscono. Oltre alle tracce delle fiaccole usate nel settecento che hanno annerito alcune volte, sono presenti, e più di una volta, gli interri originali, cioè quei “vomitoria” di pietre che i pittori del 1500 avevano trovato calandosi nel 64 dopo Cristo.

E non solo. Sono sorprendenti  i buchi che loro stessi avevano scavato per tuffarsi nelle “grotte” di Nerone. La casa dorata infatti era stata sotterrata dalle costruzioni più tarde delle terme di Traiano e per calarsi dovevano rompere e scendere giù. Una magia che nemmeno si può immaginare se lo stato dei lavori non avanza!  E se non si risolvono i problemi riscontrati. Le cause del degrado infatti sembra siano ascrivibili alla natura ipogea della struttura, che certo l’ha preservata dal dimenticatoio dell’antichità ma la danneggia paradossalmente.  Quindi per i 16 mila metri quadrati(pari a 3 campi da calcio) occorre sradicare alberi e radici. E per non perdere tutti gli affreschi(al momento c’è una percentuale del 70% di distacchi d’intonaco) dopo aver consolidato tutte le murature eliminando calcare e umidità, si passerà all’operazione del reintegro degli affreschi. Ma questa è tutta un’altra storia! E speriamo di raccontarla presto. Ma intanto chi salverà Roma?  E la bellezza della sua più  famosa e sconosciuta Domus?

Appuntamento qui alla Domus tra 4 anni, con Nerone, gli affreschi, i graffiti.

Anna de Fazio Siciliano

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