recensioni e articoli

1. IL MITO DELLE DONNE CHE MANCA A ROMA

(Donne e Conoscenza storica online)

http://www.donneconoscenzastorica.it/decs15/index.php?option=com_content&view=article&id=401:politica-delle-donne-testi-il-mito-delle-donne-manca-nella-citta-eterna&catid=26:testi&Itemid=32

Se vado in cerca del ritratto delle donne a Roma, soprattutto nell’antichità,  in realtà ciò che scopro è che questo profilo presenta mille volti diversi.

Se guardo in retrospettiva fino a due secoli fa, il senso del mio lungo viaggio è ripercorrere la storia delle donne, che lungi dall’essere semplice curiosità  costituisce invece un’esigenza vitale per cercare di comprendere a fondo le matrici storiche e individuare le cause di una millenaria ideologia discriminatoria. Non è deplorazione, non si tratta di approccio vittimistico che si compiace d’insistere sull’emarginazione, lo sfruttamento, l’umiliazione della condizione delle donne.Ma ho setacciato le fonti, ho scrutato le immagini per cercare di sollevarne il velo.

Lungo il cammino, ho incontrato figure come Messalina e Cleopatra: le dark ladies dell’antica Roma, ho conosciuto Cornelia e Ottavia che si rifanno invece all’archetipo più rassicurante della matrona, Tanaquilla  e Tullia come donne“ forti”, donne etrusche che godevano di una posizione privilegiata rispetto alle romane e greche del tempo, mi sono imbattuta nelle cosiddette donne “deboli”(ma che deboli non sono) Virginia e Lucrezia, in Livia e Giulia le donne della domus Augusta, per poi scontrarmi con le sacerdotesse della dea Vesta e le sante e martiri cristiane fino a Elena “la madre di Costantino” per poi proseguire nella Roma moderna di Vittoria Colonna o Artemisia Gentileschi.Spesso, perché queste donne abbiano potuto lasciare memoria di sé negli arredi urbani, il referente è un maschile famoso; delle altre donne, fuori dalle logiche del potere, quelle di modesta condizione, rimane ben poco, in qualche caso un nome per il resto l’oblio. Ma anche quelle donne più fortunate,  quelle più forti di una posizione sociale, sono state soffocate a volte cancellate, abraso il  loro nome, da un maschile troppe volte supponente e arroccato in una sua presunta superiorità. In un atto di trasgressione, a  tutte le donne forti e deboli , non più oggetti fragili  e irraggiungibili,oppure  ombre inquietanti e pericolose, ho voluto dare voce, nell’ottica di non venerare più l’altare della dea Tacita Muta. L’intenzione che ha illuminato il mio tragitto è  di allungarsi nei luoghi che da sempre hanno costituito le tappe degli uomini illustri del passato, gli imperatori, la loro domus, i circhi, le terme, il Colosseo, per guardarli sotto un’altra prospettiva. Sentieri e vie, piazze, portici, ville dove i nomi e il ricordo delle donne non sono assenti, ma la cui presenza non è segnata da un racconto. A Roma ogni san pietrino ha una storia da narrare, di ogni personaggio o strada esiste un aneddoto,una leggenda. Ogni angolo è presente nelle guide turistiche, negli opuscoli o dépliants. Ciò che manca nella città eterna, è il mito delle donne, il racconto dei luoghi dove le donne hanno vissuto e inciso con la loro presenza, a volte scomoda, sulla storia. E i luoghi di cui si è voluta cancellare la memoria. Ho quindi intrapreso questa avventura, cercato di rintracciare le parole, le voci , le immagini delle donne, ho seguito le orme di ciò che forse non è andato del tutto perduto, andando tra i luoghi che sono sempre stati  sotto i nostri occhi ma  guidati da occhi diversi.

Gli itinerari “Dove sono le  donne di Roma?” saranno guidati da grandi personalità come Messalina, Cleopatra, Livia e Ottavia ma anche dalle donne del popolo, dalle Sabine ed Etrusche, dalle sacerdotesse di Vesta, dalle sante e martiri cristiane e dalle streghe, inoltre dalle donne gladiatrici, dai racconti di Vittoria Colonna e dalle opere di Artemisia Gentileschi, fino alle Dive e Donne della Galleria Borghese per finire sul filo della narrazione della Cenerentola romana..

2. VISITA GUIDATA :  LORENZO LOTTO  “homo poco avventurato” mostra alle Scuderie del Quirinale

http://www.scuderiequirinale.it/Mediacenter/Fe/CategoriaMedia.aspx?idc=17

La mostra su Lorenzo Lotto è stata fatta dopo molti anni(1998) e lo scopo è quello di intervenire sul Polittico di Recanati che in due anni si sarebbe sbriciolato se non fosse intervenuta la mostra-restauro.La mostra del 2011 è di recupero- tutela, non è una rilettura storico-artistica dell’artista.Le tele sono collocate su altari simulati come la collocazione originale.Le luci molto criticate sono a LED che non emettono ultravioletto e infrarosso nocivi per le tele e perciò le tutelano.

La mostra non ricalca la mappa delle Scuderie perché è sulla base degli allestimenti e sulla base del lunghissimo(3 anni) di lavoro di contrattazione per ottenere le opere.

Le visioni del mondo di Tiziano e Lotto sono opposte. Forse c’è meno forza nell’opera di Lotto  rispetto ai capolavori tardi di Tiziano che sono travolgenti, apocalittici, definitivi. Ma è pur vero che una parte di quello che Lotto coglie, a Tiziano sarà precluso: la parte della sensibilità di una umanità sofferente ed emarginata. Non c’è stato pittore che più del Lotto abbia fatto sentire introspezione e tormento interiore.

Perché l’obiettivo era trovare l’uomo disarmato, senza potere, anonimo, disarcionato.

Nessun pittore prima e forse dopo Lotto  ha accettato di misurarsi e di farsi conoscere in un modo così diretto, la pittura per Lotto è come un diario, una confessione

Lotto non dipinge il trionfo dell’uomo sulle cose circostanti, ci presenta gente che domanda consolazione  dalla religione, all’amicizia e agli affetti. Ci guarda dalle sue tele come chiedesse la carità di un po’ di simpatia

La percezione di questo complesso personaggio oggi non è più di  un “refoulé” o di un artista ai margini del  Rinascimento italiano, ne è invece un esponente fondante che non smette mai di stupire per le sue soluzioni stilistiche e formali sempre “altre” da quelle che ci si potrebbe aspettare.

Anticipa qualche volta le atmosfere di Goya  nella Presentazione al Tempio, o addirittura Cezanne     nelle scomposizioni geometriche  e gli Impressionisti nell’uso della materia pittorica.

Lotto è stato riscoperto dopo gli studi di  Freud sull’uomo, prima la sua arte fatta di sguardi e attenzione psicologica all’intimità dell’uomo non poteva forse essere compresa.

Non le virtù, non le grandi conquiste dell’uomo rinascimentale dunque ma le piccole grandi necessità: consolarsi con la fede, elemosinare affetti, chiedere attenzioni, cure senza pretenderle.

Così l’uomo e l’artista è  un déraciné, cosi fugge sempre nella sua inquietudine mai riposta.

Non poteva restare a confronto con i grandi capolavori di Raffaello e Tiziano anche perché mette davanti ai nostri occhi  non il  mistero, né il mito ma emozioni vive di uomini donne e animali: stupore, paura, voglia di fuggire, ci pone davanti a molte stranezze  e innovazioni (il gatto  spaventato, l’uomo devoto davanti all’altare, il Cristo seduto, la farfalla sul piede di san Liberale, i voli pindarici degli angeli, la sua collezione di pietre e gemme preziose) e ci regala  colori smaglianti a volte allucinanti.

Lotto è l’artista delle mani, colui che,Tiziano non è in grado di farlo, sa ben dipingere le  più difficili parti del corpo umano: mani,  piedi , ginocchia fin nei minimi particolari ,senza sbavature. Con Lotto, paradossalmente, l’ombra fa ingresso nella pittura; quasi come entrano nel repertorio del disegnato, le oscurità dell’uomo; le angosce dei tempi che cambiano, i tremori di una “conturbatio”, precorrono quei fattori destabilizzanti che iniziano a insinuarsi lentamente fino a raggiungere il climax nella vicenda del Sacco di Roma che segnerà un momento di grande sconvolgimento per l’uomo, per l’arte ma anche ,grazie alla diaspora degli artisti che questa porterà con sé, alla possibilità di varcare i confini oltre la città eterna per creare in tal modo una storia dell’arte non solo romana ma pure tutta italiana.

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