homo poco avventurato: la mostra di Lorenzo Lotto

LORENZO LOTTO  “homo poco avventurato”

La mostra su Lorenzo Lotto è stata fatta dopo molti anni(1998) e lo scopo è quello di intervenire sul Polittico di Recanati che in due anni si sarebbe sbriciolato se non fosse intervenuta la mostra-restauro.

La mostra del 2011 è di recupero- tutela, non è una rilettura storico-artistica dell’artista.

Le tele sono collocate su altari simulati come la collocazione originale.

Le luci molto criticate sono a LED che non emettono ultravioletto e infrarosso nocivi per le tele e perciò le tutelano.

La mostra non ricalca la mappa delle Scuderie perché è sulla base degli allestimenti e sulla base del lunghissimo(3 anni) di lavoro di contrattazione per ottenere le opere.

 

Le visioni del mondo di Tiziano e Lotto sono opposte. Forse c’è meno forza nell’opera di Lotto  rispetto ai capolavori tardi di Tiziano che sono travolgenti, apocalittici, definitivi. Ma è pur vero che una parte di quello che Lotto coglie, a Tiziano sarà precluso: la parte della sensibilità di una umanità sofferente ed emarginata. Non c’è stato pittore che più del Lotto abbia fatto sentire introspezione e tormento interiore.

Perché l’obiettivo era trovare l’uomo disarmato, senza potere, anonimo, disarcionato.

 

Nessun pittore prima e forse dopo Lotto  ha accettato di misurarsi e di farsi conoscere in un modo così diretto, la pittura per Lotto è come un diario, una confessione

Lotto non dipinge il trionfo dell’uomo sulle cose circostanti, ci presenta gente che domanda consolazione  dalla religione, all’amicizia e agli affetti. Ci guarda dalle sue tele come chiedesse la carità di un po’ di simpatia

 

La percezione di questo complesso personaggio oggi non è più di  un “refoulé” o di un artista ai margini del  Rinascimento italiano, ne è invece un esponente fondante che non smette mai di stupire per le sue soluzioni stilistiche e formali sempre “altre” da quelle che ci si potrebbe aspettare.

Anticipa qualche volta le atmosfere di Goya  nella Presentazione al Tempio, o addirittura Cezanne     nelle scomposizioni geometriche  e gli Impressionisti nell’uso della materia pittorica.

Lotto è stato riscoperto dopo gli studi di  Freud sull’uomo, prima la sua arte fatta di sguardi e attenzione psicologica all’intimità dell’uomo non poteva forse essere compresa.

Non le virtù, non le grandi conquiste dell’uomo rinascimentale dunque ma le piccole grandi necessità: consolarsi con la fede, elemosinare affetti, chiedere attenzioni, cure senza pretenderle.

Così l’uomo e l’artista è  un déraciné, cosi fugge sempre nella sua inquietudine mai riposta.

Non poteva restare a confronto con i grandi capolavori di Raffaello e Tiziano anche perché mette davanti ai nostri occhi  non il  mistero, né il mito ma emozioni vive di uomini donne e animali: stupore, paura, voglia di fuggire, ci pone davanti a molte stranezze  e innovazioni (il gatto  spaventato, l’uomo devoto davanti all’altare, il Cristo seduto, la farfalla sul piede di san Liberale, i voli pindarici degli angeli, la sua collezione di pietre e gemme preziose) e ci regala  colori smaglianti a volte allucinanti.

Lotto è l’artista delle mani, colui che,Tiziano non è in grado di farlo, sa ben dipingere le  più difficili parti del corpo umano: mani,  piedi , ginocchia fin nei minimi particolari ,senza sbavature. Con Lotto, paradossalmente, l’ombra fa ingresso nella pittura; quasi come entrano nel repertorio del disegnato, le oscurità dell’uomo; le angosce dei tempi che cambiano, i tremori di una “conturbatio”, precorrono quei fattori destabilizzanti che iniziano a insinuarsi lentamente fino a raggiungere il climax nella vicenda del Sacco di Roma che segnerà un momento di grande sconvolgimento per l’uomo, per l’arte ma anche ,grazie alla diaspora degli artisti che questa porterà con sé, alla possibilità di varcare i confini oltre la città eterna per creare in tal modo una storia dell’arte non solo romana ma pure tutta italiana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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